"La violenza [agita e subita] in adolescenza. Perché?"

Progetto per le scuole medie e superiori

"La violenza [agita e subita] in adolescenza. Perché?"

 Premessa e inquadramento teorico
Gli episodi di violenza attraversano ogni giorno, e pare in modo sempre più esponenziale, la nostra vita. La violenza nei confronti delle donne nei rapporti d’amore, la violenza nei confronti dei pari, il bullismo, la violenza nei confronti dell’Altro (genitori/ insegnanti); ogni giorno, su questi temi, la cronaca investe di racconti il nostro vissuto quotidiano. Lasciandoci, il più delle volte, dopo resoconti terrificanti, con un solo interrogativo: “perché?”
Dedalus, da anni, dedica una particolare attenzione al fenomeno della violenza, in particolare su due fronti; promuovendo attività di prevenzione e sensibilizzazione che riguardano la violenza all’interno dei rapporti d’amore, in special modo, riguardo ai più giovani. E agendo su gravi fenomeni di bullismo, venendo chiamati dalle Istituzioni, in primis le scuole, ad intervenire su questo.
La formazione, che contraddistingue l’operato di Dedalus, permette un’ analisi che coniuga due aspetti fondamentali nell’approccio a questo fenomeno: ascoltare e fare emergere il particolare che caratterizza ogni situazione e lavorare sulle “identificazioni”. Da un’approfondita analisi dei diversi fenomeni di violenza vediamo, infatti, delinearsi una sorta di denominatore comune, ed è quella della presenza in queste dinamiche della fissazione alla posizione della vittima da un lato e a quella del carnefice, dall’altro.
Questo progetto nasce, alla luce di questi elementi e di quello che avviene nello scenario contemporaneo, dall’idea che sia doveroso concentrarsi sulla violenza, agita/subita dai più giovani, ampliando lo sguardo a tutte le forme che questa può assumere.
Pensiamo, per fare riferimenti ai casi di cronaca, alla ragazza adolescente che uccide la madre, secondo i media dopo che quest’ultima le avrebbe impedito l’utilizzo del cellulare; o al caso della coppia di adolescenti che uccidono i genitori di lei perché ostacolavano il loro amore. O ai numerosi casi, di violenze verbali e minacce nei confronti dei professori, soprattutto sui social, ma non solo.
Tutti questi dati nell’insieme, ci pongono davanti a una serie d’interrogativi, difficili ma eticamente imprescindibili, almeno per chi lavora a stretto contatto con i più giovani. Perché la violenza? Perché la violenza, in certi casi, appare come l’unica “soluzione”? Perché si agisce la violenza, da un lato? E perché, spesso, non ci si riesce a sottrarre dalla violenza, dall’altro? Si può fare qualcosa per prevenire queste modalità distruttive, aprendo altre possibilità di relazione?
Jacques Lacan, uno degli psicoanalisti più innovativi e brillanti del secolo scorso, a proposito della violenza ha detto "se la violenza si distingue nella sua essenza dalla parola ci si può porre la questione di sapere in quale misura la violenza come tale(..) possa essere rimossa".
In fondo, non è questa una delle questioni che ci poniamo ogni volta, di fronte a bravi ragazzi/ragazze che sembrano diventare “improvvisamente” violenti/e? La violenza era già presente ma taceva, rimossa, in quel soggetto? E se fosse così, perché, a un certo momento irrompe sulla scena e si scatena?

Vittime/ carnefici
Approcciarsi al fenomeno della violenza è sempre delicato; la violenza è qualcosa di estremamente tragico, che pone di fronte alla questione del “non senso”, dell’inspiegabile e, dunque, scatena negli “osservatori” reazioni forti (paura, sgomento, rabbia, incredulità etc…). Pensiamo, per esempio, a quello che avviene, davanti a una notizia di cronaca di violenza sui social. Solitamente si attuano due schieramenti dicotomici di condanna/biasimo verso il carnefice o verso la vittima . Questa modalità, così frequente, di risposta contemporanea, da un lato racchiude un meccanismo “difensivo” rispetto all’incontro con il “non senso”, dall’altro però è molto rischiosa, perché non fa altro che avvallare ancora di più i soggetti coinvolti nella loro posizione e la lettura delle dinamiche violente come dovute, unicamente, alla presenza di un “buono” e di un “cattivo”.
Vittima e carnefice si contendono due identificazioni pericolose, che se incentivate, possono compromettere drasticamente la qualità della propria vita e quella degli altri.
L’esperienza di Dedalus nelle scuole, infatti, c’insegna qualcosa di prezioso rispetto a questo. Quando entriamo in una classe, che ci è stata segnalata per la presenza di bullismo o violenza, la nostra posizione è ben precisa: facciamo delle domande orientate, naturalmente, a capire il funzionamento del gruppo, ascoltiamo, osserviamo le dinamiche; basta poco tempo perché emerga chiaramente chi sono i bulli e chi le vittime, chi prevarica e chi subisce. Ma se, dopo aver individuato le dinamiche, intervenissimo dicendo “il bullismo è un problema dei bulli” e ci concentrassimo principalmente su di loro, quale effetto potrebbe prodursi? Rischieremmo sia di incentivare l’identificazione del bullo al bullo che quella della vittima alla vittima, che nonostante sia implicata nella dinamica, così, non ha potere né voce. Ognuno rimarrebbe, in questo modo, ancorato alla propria posizione, destinata inevitabilmente a ripetersi.
La psicoanalisi ritiene, quindi, che per prevenire fenomeni di violenza e perché questi non sfocino in modalità ripetitive e conclamate di azione rispetto al “mal di vivere” soggettivo e contemporaneo sia fondamentale operare uno scollamento, già a livello di discorso, tra l’essere del soggetto e l’essere vittima/carnefice.
La psicoanalisi, infatti, grazie alla sua esperienza clinica conosce l’importanza e il valore che le identificazioni rivestono nel funzionamento di ogni persona.
Le identificazioni che si costruiscono nel corso della vita sono varie, diverse e ognuna ha la sua funzione. Quale che sia questa diversità esse assicurano una determinazione all’essere del soggetto. Ma vediamo che quando questa identificazione si trasforma in una cementificazione, in un eccesso d’identità, quando la posizione con cui si vive questo mondo è solo quella “io sono una vittima” o “io sono un bullo” significa che sta diventando unicamente un marchio rovinoso, uno stigma che porta a subire/agire violenza. Per questo è fondamentale fare attività di prevenzione e intervento alla violenza in adolescenza che è proprio il periodo della vita in cui si rivoluzionano le identificazioni, in cui se ne perdono alcune, se ne acquisiscono altre.. e grazie a questa rivoluzione in corso, è possibile con l’aiuto di un Altro che le ascolta, lasciare andare quelle che non calzano più e che si subiscono solo. Per scegliere invece quelle più proattive per sé e per il mondo che si abita.

Destinatari dell’intervento
Classi delle scuole medie e superiori
Insegnanti/genitori

Modalità d’intervento
Le modalità d’intervento sono modulabili in base alla domanda e alle esigenze di ogni istituzione scolastica e si possono, schematicamente, articolare in:
Interventi nel gruppo classe
Conferenza rivolta ai genitori/ insegnanti; incontri con gli insegnanti
Spazio d’ascolto psicologico dedicato, nello specifico, a situazioni di violenza

Obiettivi
L’obiettivo principale del progetto è lavorare sul prevenire, e dove possibile, scardinare, la cristallizzazione delle identificazioni vittima/carnefice, che sono proprio le posizioni che si ripetono incessantemente nelle dinamiche di violenza. A tal fine è importante includere l’Altro di riferimento del soggetto (insegnanti e genitori) per delineare e problematizzare i punti salienti della comparsa della violenza, agita o subita, in adolescenza.

Referente del progetto dott.ssa Claudia Rubini, psicoterapeuta

Per maggiori dettagli e informazioni sull’ attuazione del progetto “La violenza [agita e subita] in adolescenza. Perchè?” le istituzioni scolastiche possono scrivere all’indirizzo mail info@dedalusbologna.it o chiamare al numero fisso del Centro Dedalus 051.0286049

 

Pubblicato da Dedalus Bologna il