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Perchè una cura psicoanalitica è diversa dalle altre?

SONY DSCIl silenzio dell’analista

Nella pratica clinica di noi psicologhe di Dedalus Bologna, molto spesso, i pazienti, a un certo momento del percorso o più volte nel corso dello stesso, domandano cosa devono fare per stare bene, come devono comportarsi; “Cambio Università?”, “Lascio la mia fidanzata?” , “Accetto quel lavoro?”,  “Parto o non parto?”

Un analista, solitamente, non risponde a queste domande. Il silenzio si basa su un presupposto molto preciso. I consigli, i giudizi, gli atteggiamenti prescrittivi avrebbero, infatti,  l’ effetto di “tappare” il pensiero e la  parola del soggetto che domanda o di portarlo ad uniformarsi a un ipotetico “giusto” o “normale”comportamento. Ma “giusto” per chi? Per l’analista? Per la madre o il padre? Per la fidanzata o il fidanzato?

L’analista aiuta invece il paziente ad ascoltare veramente ciò che lui stesso dice e che non comprende chiaramente, come spieghiamo su //www.dedalusbologna.it

Cosa ascolta un analista?

Ma cosa ascolta davvero un analista? E cosa rende questo ascolto diverso dagli altri?

Ciò che l’analista tende ad ascoltare non è solo la parola più in superficie, la parola che viene usata più spesso per descriversi, per parlare di come si sta , insomma la parola che si usa quotidianamente per relazionarsi; l’analista ascolta la parola più nascosta, quella che viene dall’inconscio del soggetto, ascolta le manifestazioni dell’inconscio!

Perché è nell’inconscio che si racchiude la particolarità più intima di ogni essere umano, che significa, in altri termini, che ciascuno desidera e gode nel suo modo assolutamente unico. L’analista, quindi, non porta il paziente a conformarsi a un ideale standard di normalità o felicità; l’unico desiderio che un analista ha è che ogni soggetto trovi il suo modo di essere felice.

Il messaggio dell’inconscio

Per arrivare a questo, l’analista diventa un  prezioso alleato dell’inconscio del soggetto: aiuta a farlo venire fuori, a decifrare gli oscuri messaggi che porta, potremmo dire aiuta il paziente a scriverlo; sì perché l’inconscio non racchiude solo ciò che è già stato, non è solo una mobilitazione della memoria ma, anche e soprattutto, ciò che può essere prodotto dando un nuovo senso a ciò che è già stato. In questo si situa l’analogia con il transfert, motore della cura analitica.

Il transfert del paziente nei confronti dell’analista non è, infatti, solo la riedizione di sentimenti provati nei confronti degli Altri che hanno occupato la propria vita, ma è un nuovo incontro, un  legame inedito, una possibilità. E’ attribuire all’analista “un sapere” su di sé, (“perché ripeto sempre la stessa cosa che mi fa soffrire?”) e che muove il soggetto alla ricerca di tale sapere. E’ il motore che porta alla possibilità di arrivare a capire ciò che si desidera veramente e perché si è stati tanto lontani dal proprio desiderio.