Archivio dell'autore: Arianna Marfisa Bellini

Attenti al Lapsus, rassegna musicale, II anno

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L’Estate sta finendo e prima di riprendere i ritmi invernali, Dedalus anche quest’anno organizza la rassegna musicale “Attenti al Lapsus, la musica parla di ciò che la psicoanalisi ascolta”.

Chi ci segue da tempo sa che spesso, nelle nostre iniziative, amiamo mescolare il linguaggio della psicoanalisi con quello della musica, il linguaggio dell’ascolto con quello della comunicazione. Come l’anno scorso abbiamo scelto tre gruppi musicali straordinari, i cui componenti condividono con Dedalus la passione per gli inciampi della vita, le difficoltà, le fragilità e le bizzarrie umane.

Ospiti della Red Square presso la Festa dell’Unità, Parco Nord a Bologna vi faremo cantare, ballare sulle straordinarie note dei nostri ospiti: dal blues al rock alla dance music. Aprirà la rassegna l’Assessore Nadia Monti ( Protezione Civile, Legalità, Giovani e Servizi Demografici) che, come l’anno scorso, si è resa disponibile per un’ intervista informale e insolita.

Dedalus è già immerso nei preparativi, speriamo anche quest’anno di vedervi numerosi a condividere questo straordinario evento.

Attenti al Lapsus!

Chi reputa la reputazione on line?

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La reputazione on line

Guardavo nuovamente una puntata di Catfish, era incentrata sul tema della reputazione on line. È un tema ampiamente affrontato soprattutto dalle agenzie di comunicazione web: controllare la reputazione, creare la reputazione, valutare la propria reputazione, verificare la reputazione altrui.
Tema affrontato ma non discusso, anche il termine “buona” viene omesso come se fosse implicito, scontato, come se andasse da se.

Il reale e il virtuale

Ultimamente sembra che la reputazione sia una questione legata in modo quasi esclusivo alla realtà virtuale. Non si ascoltano più i genitori raccomandare i ragazzi rispetto a questo a scuola, in palestra, agli scout al bar. I genitori non dicono quasi mai ai ragazzi di oggi che hanno rovinato la reputazione alla famiglia con i loro comportamenti. On line la questione sembra diventare improvvisamente di estrema importanza. Lo vedono tutti. Non si cancellerà mai più dal web. Per anni si troveranno queste tracce di te. Ogni datore di lavoro cerca informazioni su internet. Qualunque persona nuova che conoscerai metterà il tuo nome su google per vedere chi sei.
La reputazione così torna, dopo anni, a farsi viva nei discorsi tra le generazioni. Addirittura ci sono persone pagate per aiutarti a creare una reputazione tua o della tua azienda sul web.

Reputazione e immagine

Ma cos’è questa reputazione? È l’immagine?
Non confondiamoci. Sovrapporre questi termini non è corretto, vale dunque la pena distinguerli adeguatamente.
L’immagine è il riverbero del soggetto, la proiezione, il suo abito, la sua mascherata. Un soggetto non se ne può andare nudo per il mondo e dunque per forza deve avere un’ immagine che gli permette di relazionarsi, di avere un qualsivoglia contatto con gli altri.
La reputazione invece è ciò che gli altri pensano di questa immagine che il soggetto si porta addosso, quello che percepiscono, quello che a loro arriva, quello che vanno a dire in giro, quello che giudicano. Continua a leggere

La coprogettazione

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Da un paio di settimane Dedalus è coinvolto con altre 15 associazioni ad un lavoro di coprogettazione per il Comune di Bologna, assessorato Sicurezza, Legalità e Giovani diretto da Nadia Monti.
Un’avventura entusiasmante che sta arricchendo le nostre conoscenze, i nostri orizzonti ed i nostri legami.
Un nuovo modo per fare politica attraverso le tante competenze di cui è ricca la nostra città.
Siamo onorati di partecipare attivamente a questa avventura.

Un reportage delle Iene su un prete “smanazzone”

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IMG_4230.JPGSoggetto o vittima?

Ieri sera è andata in onda una puntata del programma giornalistico Le Iene su Italia uno, tra i vari servizi seri e faceti ne spiccava uno in particolare. Un reportage su un prete definito “smanazzone”, di fatto un uomo della Chiesa che approfittava della sua posizione per suggestionare uomini e molestarli.
Scandaloso, vergognoso. È importante che si parli di questo in televisione, del potere suggestivo di certe figure, dell’immobilismo in cui si trovano le vittime. Raccontava uno dei molestati che mentre tutto questo accadeva voleva alzarsi e picchiarlo, poi però si è vergognato, si é sentito ignorante, in colpa: magari davvero era giusto così. Chi era lui per giudicare un ministro della Chiesa?
Così è rimasto quasi mezz’ora a farsi molestare dal prete che sosteneva di benedirlo. Solo quando si è confrontato con la moglie ha realizzato la gravità del fatto.
Importante parlare di questo, importante raccontare del plagio, dell’abuso di potere, ricordare alle persone di essere sempre un soggetto pensante, che nessuno può fare loro ciò che non vogliono anche se garantiscano sia per il loro bene.

Metterci la faccia Continua a leggere

Canta che ti passa

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IMG_4109-0.JPGFiniva così il nostro mese alla festa dell’Unità, con i Primi33 che ci regalavano “la canzone del sole” in un acclamatissimo Bis.
La piazza ballava e cantava a squarciagola mentre partivano abbracci e lacrime e brividi.
Finisce così con una grande festa, con la musica giusta: colonna sonora perfetta di questo difficile addio.
Senza troppe parole stavolta Fedro, Giambo e Gatto, le tre voci del gruppo, hanno lasciato che le canzoni la facessero da padrona, toccando una gamma di emozioni variopinte.
Giambo ha commosso con la sua interpretazione di Henna ( Lucio Dalla) e Gatto ha fatto ridere e cantare con la sua ironica versione di T’appartengo (Ambra).
Fedro seduto sulla poltrone del regista, per l’intera durata del concerto ha variato ritmo e genere tenendo il pubblico a bagno nelle proprie diverse e sorprendenti emozioni.
“Canta che ti passa” era il sottotitolo di questo concerto dei Primi33 : la promessa è stata mantenuta. Canta di cose che ti fanno ridere, canta di cose che ti fanno piangere, canta della gioia e canta del dolore, canta della sconfitta, canta delle delusioni, canta di parole straniere che non capisci e che storpi, canta a bassa voce, canta a squarciagola, canta virtuoso, canta stonato, canta da solo in ultima fila, canta abbracciato agli amici nel mezzo della festa. Canta la vita tutta.

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I woke up this morning

Quando si scrive per ricordare qualcosa inevitabilmente accade che qualcosa invece si perda.
Proprio questa è la forza del parlare, del raccontare in psicoanalisi: verbalizzare i propri pensieri spezza il godimento dato dal tenerli per se, dal rimuginarci sopra e questo è già il primo grande beneficio della talking cure.
Ci ho messo quattro giorni però per iniziare a scrivere questa pagina di blog. Perché volevo godermeli ancora un po’ i ricordi di questo fantastico giovedì sera, avevo bisogno di tenerli pieni, intatti, nella mia mente.
Alle 21,30 dell’ 11 Settembre i Monkey’s arm blues band sono andati in scena con un repertorio rock’n’roll che ha riempito la piazza. Hanno suonato e parlato di temi importanti: il sopruso, la dipendenza, la passione, il dolore.
Mettendoci tutto il cuore di cui sono capaci, ci hanno ricordato che il desiderio è la via d’uscita dalla sofferenza. Continua a leggere