Commento al servizio delle Iene “Sesso curativo o stupro?”

IENE“Sesso curativo o stupro?”

Paola è una ragazza di 24 anni che soffre di un disturbo alimentare in seguito a una violenza sessuale avvenuta in adolescenza. Si rivolge a una psichiatra per avere un aiuto.
Dietro un dramma così grande c’è una ragazza che ha la forza di rivolgersi a qualcuno che si presuppone essere competente per aiutarla.
Ma, invece, cosa accade? Succede che la psichiatra in questione comincia “strane pratiche” con la sua paziente. Usa pendoli e carte per predirle il futuro, le dice con chi non deve uscire, di lasciare il ragazzo e di leggere libri di cultura sciamanica che parlano di “sessualità curativa” ovvero di una guarigione possibile attraverso il sesso praticato con un “curandero”.
Poco dopo insiste perché vada di persona da lui assicurandole che la guarirà; il curandero le dice che devono avere rapporti sessuali e lei se ne va. Ma tornata dalla psichiatra e raccontatole l’accaduto questa, nuovamente, la spinge a tornare dal curandero perché, a suo dire, le farà superare i suoi problemi; la ragazza torna da quest’ uomo di 69 anni, con cui ha un rapporto sessuale nonostante lei piangesse. Un mese dopo tenta il suicidio.
E il racconto di questa agghiacciante storia continua, ma vi rimando al link delle Iene per ascoltare l’intero servizio.
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/415687/toffa-sesso-curativo-o-stupro.html

Soggetto e trauma

Non voglio soffermarmi sull’ indignazione, riprovazione e condanna nei confronti di questa psichiatra, il cui comportamento sarà sicuramente e doverosamente giudicato dagli organi competenti.
Quello su cui mi interessa riflettere è un aspetto che hanno attribuito a Paola, di essere un’ ingenua per essersi fatta abbindolare in questo modo.
Ora, senza entrare nell’ovvio, anche a un non esperto della psiche umana è evidente che una ragazza che ha subito una violenza sessuale, a cui viene proposto di “riparare” il trauma subendo nuovamente rapporti sessuali, sia qualcosa fuori da ogni logica curativa e non.
Ma allora come è potuto accadere? Come Paola è potuta cadere in questa atroce dinamica? Manca un elemento fondamentale. Ovvero, quali sono gli effetti di un trauma su un soggetto?
Noi psicologhe di Dedalus Bologna partiamo dal presupposto che per la psicoanalisi non c’è un determinismo diretto tra l’evento e il fatto che questo diventi traumatico, nel senso che è fondamentale la mediazione soggettiva, come un soggetto elabori o non elabori il cattivo incontro subito. Cercando di semplificare il più possibile, potremmo dire come un soggetto risponda alla domanda “Cosa ci faccio con quello che mi è successo?” Dal momento che non si può cancellare l’evento subito, diventa fondamentale come il soggetto possa attivarsi per non rimanere “fissato al peggio”, all’orrore che ha incontrato. Ma, soprattutto per quanto concerne i traumi in età evolutiva, sono decisivi sia la risposta del pubere/adolescente sia quella di chi si prende cura di lui. Nessun genitore, può garantire che i figli non facciano brutti incontri, non possono riparare i figli dalla contingenza della vita; ma come risponderanno o non risponderanno a questo cattivo incontro è di grande rilevanza nella possibilità che si instauri un trauma.

Il soggetto oggetto

Ora, la violenza sessuale è una delle forme più atroci di violenza perché disumanizza completamente il corpo dell’ essere umano che subisce l’abuso. Non conosciamo nei dettagli la storia di Paola, ma lei stessa dice che il suo modo per manifestare la sua sofferenza si traduce poi in un disturbo alimentare, in un rifiuto del cibo come sintomo di cui parliamo su www.dedalusbologna.com, arrivando ad essere molto denutrita.
L’effetto del trauma si manifesta nel luogo dove è avvenuto, il corpo; la cura psicologica, che dovrebbe aiutarla nella simbolizzazione, insiste e rimarca questo corpo abusato. Ma torno sulla questione che ponevo. Come ha potuto caderci Paola?
Per capire questo bisogna prendere in considerazione che tra gli effetti di un trauma, come può essere in questo caso la violenza sessuale, possono venir meno le coordinate che un soggetto ha della realtà; quelle che gli permettevano di capire ciò che è giusto/non giusto per sé, quello che è logico o illogico, quello che fa bene e quello che fa male. E questo accade perché, nel trauma, l’individuo è ridotto a puro “oggetto” di un Altro che gode malevolmente di lui.
E’ solo considerando questi aspetti che si può comprendere come Paola, che probabilmente aveva perso queste coordinate, abbia detto di sì a tutto quello che le veniva proposto da chi si presupponeva dovesse aiutarla!

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