Sono davvero le parole ad essere esaurite? Riflessioni dagli ultimi casi di cronaca di violenza

PAROLE

Cronaca di violenza

Cronaca di violenza: è difficile, a volte, trovare le parole soprattutto quando la parola è stata strappata via per sempre a una ragazza di soli sedici anni, ferocemente uccisa dal fidanzato, bruciata viva.

E’ difficile, di fronte all’orrore di una violenza così efferata dire qualcosa; è difficile dire qualcosa di storie che non conosciamo, di vite che vengono riassunte in poche righe.

Ma, leggendo in questi giorni diversi articoli di chi tenta di raccontarle, ci sono due punti per cui mi sembra importante trovarle.

Il primo. Ho letto, che l’ultimo messaggio che Fabiana ha mandato al suo fidanzato diceva “sei l’amore/errore più grande della mia vita”. Fabiana non sapeva ancora, quanto quelle parole sarebbero state vere. Un amore/errore che è stato fatale, non ci saranno più altri amori né errori per Fabiana.

L’ambivalenza dell’adolescenza

L’incontro con l’amore è un’esperienza molto delicata, come sappiamo noi http://psicologhe di Dedalus Bologna,  perchè avviene in una fase molto delicata della vita: l’adolescenza. E’ un tempo questo caratterizzato da una profonda ambivalenza: da un lato, l’adolescente vuole essere grande, vuole agire di testa propria perché  così facendo cerca e misura la propria identità. Dall’altro, sente ma non ammette di non essere ancora in grado di stare in piedi da solo; ha ancora, terribilmente, bisogno dell’Altro familiare. A 16 anni non si è in grado di fare da soli, è giusto iniziare a sperimentarsi ma c’è ancora bisogno di uno sguardo dell’adulto.  Questo non vuole dire che il genitore debba controllare ossessivamente e non vuol dire neanche sapere tutto dei figli, voler vedere tutto: lo sguardo, a cui mi riferisco, significa  saper ascoltare. Ascoltare autenticamente. Cogliere i segnali che i figli mandano, quando c’è qualcosa che non va: ci sono tante manifestazioni del disagio e la famiglia è il luogo dove queste si possono vedere di più. Perché? Perché i segnali che i figli mandano sono sempre indirizzati all’Altro per eccellenza della loro vita, a coloro che amano di più: i genitori. Saper accogliere, interrogare,  ascoltare questi segnali con tutta la fatica che comporta, non cedere. Perché, pur sapendo così poco di Fabiana, ancora una volta, le poche  parole che ci rimangono di lei sono quelle scritte,  su uno striscione, dai compagni di scuola “la tua storia doveva essere ascoltata di più”.

Paole e gesti

Il secondo. Il giornalista Gramellini, da sempre attento e sensibile nella lettura di vicende di cronaca, ha scritto un articolo sul valore delle azioni quando le parole sono “esaurite”. http://www.lastampa.it/2013/05/29/cultura/opinioni/buongiorno/prima-che-sia-tardi-1Z2z2SMx4hmhgIxL5qHJoN/pagina.html

Si riferisce a una ragazza ventenne della provincia romana, che finisce all’ospedale con il setto nasale rotto per un pugno del fidanzato; lei mente su quanto accaduto, affermando di essere caduta. La verità emerge perché alcuni testimoni assistono alla scena; lei però non vuole sporgere denuncia, sarà il padre a farlo, contro il suo volere.

Scrive Gramellini: “Quando nutrivo una fiducia illimitata nelle parole, pensavo che gli amori sbagliati fossero incantesimi dissolvibili da una frase pronunciata al momento giusto. Per esempio: chi alza le mani su di te, non ti ama e non merita il tuo amore….Esaurite le parole, a scuotere le coscienze obnubilate rimangono i gesti.”

La Legge della parola

I due aspetti, parole e gesti, non sono separati, non sono in contrapposizione: se lo sono è perché qualcosa non ha funzionato. Per la psicoanalisi, la Legge che fonda la vita umana e che rende possibile tutte le altre leggi è la Legge della parola: è la parola che umanizza la vita, che differenzia la vita umana da quella animale, che differenzia il desiderio dall’istinto. Detto in altri termini, da un lato: non si può avere tutto, godere di tutto, essere tutto; dall’altro, non ci si può far rompere il naso, non ci si può far picchiare e far finta che non sia successo nulla.

Però, per far sì che questa Legge “funzioni” ci deve essere una condizione fondamentale. Essa, deve essere trasmessa da una generazione all’altra. E non si trasmette con i sermoni, le prediche, le direttive. Si trasmette unicamente con la testimonianza, della propria esperienza, della propria vita: si trasmette unendo la parola alle azioni. Perché un figlio possa servirsi della parola e grazie a questa fare esperienza del limite, deve averle  incontrate entrambe nell’Altro che ha avuto il ruolo di crescerlo: una madre, un padre, o chi ne fa la sua funzione.

Per questo, riprendendo Gramellini direi piuttosto che non sono le parole ad essere esaurite,  ma le parole unite alle azioni ad esserlo. “Prima che sia tardi” bisognerebbe interrogarsi e lavorare su questo.

Per ulteriori approfondimenti:

http://www.dedalusbologna.it/approfondimenti/59/ridotta-in-fin-di-vita-dal-compagno-ora-vuole-tornare-con-lui-alcune-riflessioni-sulla-posizione-femminile-nei-confronti-delle-violenze-subite.html#.Uah7FdK8CoA

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