Perchè ho preso “il peggio” di mio padre?

CASANè padre nè madre

Non voglio essere come mio padre! “… “non voglio essere come mia madre! ”

Quante volte noi psicologhe di Dedalus Bologna, abbiamo sentito pronunciare una di queste frasi dai pazienti. Di solito riportano delle caratteristiche precise da cui vogliono stare lontani e molto spesso  si accorgono che proprio quelle caratteristiche sono quelle che ripetono nelle relazioni. 

Michela chiede di cominciare un percorso psicoanalitico, ci ha trovati su www.dedalusbologna.it cercando “disagio familiare” su internet.  L’anno prossimo si sposerà, solo che è successo qualcosa che l’ha profondamente destabilizzata e ha crisi di pianto e ansia incontrollabili.

Non si spiega quello che le sta accadendo negli  ultimi mesi:  per prima cosa è stata licenziata per  aver commesso una scorrettezza  nella sua azienda. Poco tempo dopo, “inspiegabilmente” tradisce  ripetutamente il fidanzato.

L’agito familiare

Questi due  tradimenti da lei agiti l’angosciano molto perché hanno fatto risuonare in lei qualcosa di “familiare”.

Emerge dalla sua storia che il padre ha sempre tradito la madre, da ancor prima che lei nascesse; la madre ha sempre amato moltissimo quest’uomo,  per il quale secondo Michela “rinuncerebbe a tutto” e lo ha sempre  perdonato. Michela interrompe i rapporti con il padre dopo  un ennesimo tradimento più manifesto dei precedenti.   Non sopporta più questa situazione,  detesta suo padre e non si capacita di come la madre abbia sempre amato un uomo così scorretto e traditore!! Va a studiare in un’altra città e spera così, anche grazie alla lontananza, di mettere una pietra sopra a una situazione familiare che l’ha sempre fatta stare male.

Le identificazioni costituenti

Ma dopo diverso tempo, qualcosa della sua storia torna e ciò che ora  la terrorizza  è  questa parte di sé che è venuta fuori negli ultimi mesi: possibile che abbia “preso” proprio ciò che più detestava di suo padre, proprio ciò da cui ha cercato di tenersi più alla larga, proprio ciò che si era ripromessa che non le sarebbe mai accaduto?

Michela è solo un esempio, di ciò che ascoltiamo spesso in seduta. Perché, talvolta, accade che le persone si identifichino con ciò che odiano di più, con il tratto che più detestano del proprio Altro familiare?

Le identificazioni che si costruiscono nel corso della vita sono varie, diverse e ognuna ha la sua funzione; quale che sia questa diversità esse assicurano una determinazione all’ essere del soggetto. E l’essere del soggetto mira sempre ad essere riconosciuto e amato dall ’Altro.

La domanda d’amore

Dunque la scelta di una identificazione è sempre in rapporto all’Altro, al desiderio dell’Altro. Alcune sono più “comprensibili”, evidenti perché si basano sulle parole della madre o del padre, sulla parte diciamo più manifesta del loro desiderio. Ma come insegna la psicoanalisi,  il desiderio non si basa solo su questo: c’è una parte inconscia del desiderio, che rimane più enigmatica e indecifrabile. E i figli è proprio questa parte che più di tutto interrogano e interpretano. E perché accade questo? A cosa sono interessati così tanto?

Lacan dice che ogni domanda è nel suo fondo una domanda d’amore. Gli esseri umani non fanno che domandare  questo; e allora, per ottenere l’amore o per la paura di perderlo, interpretano quale è l’ ”oggetto” che lo catalizza e vi si identificano.

E non per forza questo oggetto deve essere bello o luccicante. Perché ciò che muove il desiderio non segue né la via della ragione, né della giusta misura. Prendiamo la storia di Michela. L’oggetto che per Michela  cattura totalmente il desiderio e l’amore di sua madre è l’uomo  scorretto e traditore, suo padre. O perlomeno questa è l’interpretazione (e in analisi è la sola che conta) di Michela “per lui rinuncerebbe a tutto”. Allora potremmo analiticamente leggere che questo tratto dell’essere traditore prelevato dal padre,  emerso con tanta potenza in un momento così importante della sua vita (prima delle nozze) racchiuda nel suo fondo una difficoltà di separarsi simbolicamente da sua madre, o detto in altri termini, l’angoscia di perdere il suo amore?

 

Le identificazioni non sono solo qualcosa di immodificabile e scritto per sempre ma a volte è  molto difficile lasciarle andare proprio per la funzione che possono rivestire per quella persona.

Una psicoanalisi serve anche a questo: a lasciare andare qualcosa che non vogliamo ma che ci teniamo stretto stretto perché crediamo che sia l’unico modo possibile per essere amati, desiderati, riconosciuti“e se ci fossero altri modi ma noi non li conosciamo?” mi ha detto proprio oggi una mia paziente..

 

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